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Polifenoli dove si trovano

I polifenoli si trovano esclusivamente negli alimenti di origine vegetale, in particolare nella frutta, nella verdura, nei legumi e nei cereali integrali. Principali fonti alimentari La percentuale di polifenoli varia enormemente a seconda dell’alimento. Poiché si tratta di microcomponenti, la comunità scientifica non usa quasi mai le percentuali (che risulterebbero inferiori all’1%), ma si esprime in milligrammi (mg) di polifenoli per 100 grammi (g) o millilitri (ml) di prodotto. Ecco le percentuali reali e i rispettivi quantitativi nei principali alimenti, divisi per categorie di concentrazione: 1. Massima concentrazione (Spezie ed erbe essiccate) In questi prodotti l’acqua è evaporata, lasciando una percentuale altissima di antiossidanti. 2. Alta concentrazione (Alimenti solidi densi) 3. Media concentrazione (Frutta, verdura e oli) 4. Bassa concentrazione (Bevande comuni) Nelle bevande la percentuale sembra minima perché diluita in acqua, ma l’alto volume di consumo le rende le fonti principali nella dieta quotidiana. Cara Amica/o spero ti siano di grande aiuto le nostre informazioni.Come tutte le Associazioni senza scopo di lucro abbiamo bisogno di aiuto per continuare sempre di più nella nostra opera di informazione indipendente e corretta. Per questo ti chiediamo un contributo economico per sostenerci.Puoi farlo tramite la nostra Carta n. 5375 4537 2282 2886 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGOppure con Bonifico BancarioIban IT05I0863112400000001046770 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGCausale: Donazione pro Ulivita.
Vergine o Extravergine

Parliamo dell’Olio prodotto dalla spremitura delle Olive. Colore: può andare dal giallo oro al verde, anche intenso. Come però dice la scienza, il suo colore non ha nessun valore relativamente alla sua qualità. Queste differenze di colore dipendono dal tipo di cultivar, la pianta e dal momento della loro raccolta. Sapore: leggero, medio fruttato, fruttato, intenso, anche queste differenze dipendono dal tipo di cultivar e dal momento della raccolta oltre che dal tipo di impianto che viene usato per la frangitura delle olive. VERGINE: l’Olio da Olive Vergine è prevalentemente di colore giallo oro, il suo sapore va dal leggero al medio fruttato, quindi meno aggressivo in bocca e in gola perchè l’amaro e il piccante, note caratteristiche dell’Olio da Olive sono meno accentuate per il semplice motivo che le olive vengono raccolte quando sono mature. EXTRAVERGINE: può essere di colore giallo, verde e anche verde intenso, dipende sempre dalla cultivar e dal momento della raccolta che in questo caso è molto precoce, quando le olive sono ancora verdi, in pratica crude. Il suo sapore va dal fruttato all’intenso questo è dovuto proprio alla raccolta molto precoce. Il VERGINE è la madre dell’EXTRAVERGINE che dovrebbe essere la sua ECCELLENZA.Non si capisce come mai oggi siano tutti Extravergine. Nonostante tutte queste differenze c’è un dato importantissimo che li accomuna, tutti gli Oli prodotti dalle Olive sono composti per oltre il 70/75% di Acido Oleico, Il loro vero valore salutistico. Per concludere, il sapore è un fatto soggettivo anche importante, ma i benefici per la salute, oltre ad essere importantissimi, sono esattamente uguali in tutti i tipi do Olio da Olive grazie all’Acido Oleico, un vero miracolo della Natura. Cara Amica/o spero ti siano di grande aiuto le nostre informazioni.Come tutte le Associazioni senza scopo di lucro abbiamo bisogno di aiuto per continuare sempre di più nella nostra opera di informazione indipendente e corretta. Per questo ti chiediamo un contributo economico per sostenerci.Puoi farlo tramite la nostra Carta n. 5375 4537 2282 2886 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGOppure con Bonifico BancarioIban IT05I0863112400000001046770 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGCausale: Donazione pro Ulivita.
Olio da Olive Buono e Sano differenze

Buono è relativo al suo sapore, quello cioè che viene percepito dai nostri sensi, dalla lingua in particolare;Sano è la qualità, sono tutte le proprietà di un prodotto che fanno bene alla nostra salute. Non mi soffermo sul buono che è un fatto soggettivo, ognuno di noi a gusti diversi, anche la Coca Cola è buona ma certamente non è ne sana e ne utile al nostro benessere. OLIO da OLIVE: Io lo definisco il migliore Condialimento da usare per la nostra alimentazione. L’olio ottenuto dalla spremitura solo meccanica delle olive è certamente il grasso vegetale più sano e utile che ci sia per la nostra alimentazione e quindi per la nostra salute, in primis per il cuore e per tutto il sistema cardiocircolatorio. Il motivo è il suo alto contenuto di Acido Oleico, oltre il 70% della sua massa grassa. L’Acido Oleico è il vero valore qualitativo dell’Olio ottenuto dalla spremitura meccanica delle Olive, tutto il resto può essere sicuramente utile ed interessante, compreso il suo sapore, indipendentemente dalle loro quantità. E’ l’Acido Oleico, un vero miracolo della natura che aiuta il nostro corpo a rimanere sano e forte, difendendo tutti gli organi vitali compresa la nostra pelle, usandolo anche come unguento. Cara Amica/o spero ti siano di grande aiuto le nostre informazioni.Come tutte le Associazioni senza scopo di lucro abbiamo bisogno di aiuto per continuare sempre di più nella nostra opera di informazione indipendente e corretta. Per questo ti chiediamo un contributo economico per sostenerci.Puoi farlo tramite la nostra Carta n. 5375 4537 2282 2886 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGOppure con Bonifico BancarioIban IT05I0863112400000001046770 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGCausale: Donazione pro Ulivita.
Pesce in scatola sempre sotto olio da olive

Perché i nutrizionisti consigliano di mangiare più pesce in scatola Sardine, salmone, sgombro e altri pesci in scatola racchiudono una grande quantità di nutrienti essenziali e possono essere integrati facilmente in una dieta sana ed equilibrata. DI Katie Wright Il pesce in scatola può essere un’ottima fonte di omega-3, proteine e antiossidanti. FOTOGRAFIA DI REBECCA HALE, NATIONAL GEOGRAPHIC Gli esperti di nutrizione spesso preferiscono gli alimenti freschi e integrali a quelli trasformati, ma fanno un’eccezione quando si tratta di pesce in scatola. “Piuttosto che fornire singoli nutrienti isolati, si tratta di un alimento completo”, afferma il nutrizionista Colin Robertson, sottolineando la presenza di acidi grassi omega-3 e delle vitamine B12 e D presenti nei pesci grassi come le sardine, lo sgombro e le acciughe. Oltre al tonno, al salmone e alle aringhe, anche queste varietà in scatola ad alto contenuto proteico e a basso contenuto calorico rappresentano una scelta pratica, afferma Sonal Haerter, assistente universitario e medico specialista in medicina interna presso la Creighton University. “Sono disponibili tutto l’anno e, se paragonati al pesce fresco, sono più convenienti”. Un tempo considerati qualcosa che un cuoco disperato avrebbe tirato fuori dal fondo della dispensa quando avesse esaurito le opzioni fresche, questi alimenti indispensabili da dispensa sono diventati una grande tendenza sui social media, con buongustai attenti alla salute che condividono ricette virali come le sardine affumicate e i taglieri di “seacuterie”. Di conseguenza, il mercato globale del pesce in scatola, a circa 9,5 miliardi di dollari nel 2022, dovrebbe raggiungere i 17,2 miliardi di dollari entro il 2033. Ma ci sono alcune avvertenze importanti da tenere in considerazione quando si sceglie e si cucina il pesce in scatola. Ecco tutto quello che c’è da sapere. I benefici per la salute Il motivo principale per cui il pesce grasso in scatola è un vero concentrato di nutrienti è che contiene livelli elevati di acidi grassi essenziali omega-3, che non possono essere prodotti dall’organismo e devono quindi essere assunti con l’alimentazione. “Gli omega-3 sono i grassi buoni che ci aiutano a prevenire le malattie cardiache, a ridurre il rischio di diabete e ad abbassare la pressione sanguigna”, afferma Haerter. “Due porzioni di pesce alla settimana è quanto raccomandato dall’American Heart Association per un consumo salutare di omega-3.” Gli effetti possono essere ancora più marcati per chi soffre già di alcune patologie cardiovascolari, aggiunge Haerter. “Se presentano già segni di cardiopatia, se hanno ancora livelli elevati di colesterolo nonostante assumano farmaci ipocolesterolemizzanti, o se presentano un tipo di colesterolo chiamato trigliceridi, questi pazienti possono trarre beneficio dagli omega-3”. Gli acidi grassi offrono anche una componente neuroprotettiva, afferma Robertson, e un piccolo studio del 2023 ha dimostrato che gli integratori di olio di pesce hanno ritardato il declino cognitivo in pazienti affetti da una forma molto lieve di morbo di Alzheimer. Oltre a fornire vitamina D (necessaria per la salute delle ossa, le funzioni cerebrali e il sistema immunitario), vitamina B12 (che sostiene il sistema nervoso e il metabolismo) e selenio (per la difesa antiossidante e la salute immunitaria), il pesce in scatola è una buona fonte di calcio e di un amminoacido chiamato taurina, afferma Haerter. La taurina ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti e “contribuisce alla sintesi proteica ed è molto utile per la salute del cervello e delle cellule”, osserva. “Le sardine sono molto ricche di taurina”. Qual è il miglior pesce in scatola? C’è un pratico acronimo che ti aiuta a ricordare quali sono i pesci in scatola più nutrienti. “SMASH sta per salmone, sgombro, acciughe, sardine e aringhe”, spiega la nutrizionista Phoebe Wareham. “Questi pesci hanno un contenuto più elevato di omega-3 e un contenuto più basso di mercurio”. Raccomanda le sardine come il pesce più ricco di nutrienti tra i cinque principali perché “spesso se ne mangiano le lische e la pelle, il che le rende un’ottima fonte di calcio e vitamina K2, eccellenti per la salute delle ossa”. Sono inoltre molto ricche di vitamina B12. Uno studio del 2026 ha rilevato che bastano solo 15 grammi di sardine in scatola per fornire la dose giornaliera raccomandata di due omega-3 fondamentali. “Se vuoi assumere proteine, io opterei sempre per il tonno”, afferma Robertson. Tuttavia, poiché si trova più in alto nella catena alimentare, il tonno contiene generalmente una quantità maggiore di mercurio rispetto ad altri pesci in scatola. Un consumo eccessivo può essere tossico e “nel breve termine può causare nausea, ma un accumulo di mercurio nel tempo è davvero dannoso per la salute”, spiega. I sintomi a lungo termine possono includere formicolio o intorpidimento alle mani o ai piedi, affaticamento e difficoltà di concentrazione, ma Robertson stima che la maggior parte delle persone dovrebbe consumare circa 10 scatolette al giorno per essere a rischio di consumo eccessivo. “Un’analisi globale condotta su oltre 138.000 dati ha rilevato che circa il 97,6% dei prodotti ittici soddisfa gli standard di sicurezza e che i benefici per la salute degli omega-3 superano di gran lunga le eventuali tracce di contaminanti metallici che potremmo riscontrare”, afferma Haerter. Tuttavia, c’è un’eccezione: “Le donne in gravidanza e le madri che allattano dovrebbero limitare il consumo di tonno chiaro in scatola a meno di 340 grammi alla settimana”, aggiunge. Olio, salamoia, acqua e salse aromatizzate sono i mezzi di conservazione più comuni per il pesce in scatola, alcuni dei quali possono avere un alto contenuto di sodio, osserva Wareham. “Cercate di optare per una varietà a basso contenuto di sodio e scegliete il pesce sott’olio d’oliva: è l’opzione più salutare per il cuore e con proprietà antinfiammatorie”. Una selezione degli articoli più interessanti e sorprendenti del sito. Il meglio di National Geographic direttamente sulla tua email.Iscriviti Come integrare il pesce in scatola nella dieta Il modo più semplice per consumare il pesce in scatola è su un toast, intero o schiacciato e condito con sale e pepe. “Se vi piace mangiare un toast all’avocado a colazione, aggiungeteci sopra delle sardine”, consiglia Haerter. In estate, è facile rendere il pesce in scatola il protagonista delle insalate, aggiunge Wareham. “Un’insalata di tonno in stile asiatico è uno dei miei modi preferiti per
Né fragole né uva

il frutto che non poteva mancare nella colazione dell’antica Roma Dolci, energetici e ricchi di simbolismo, i fichi accompagnavano l’ientaculum romano (la loro colazione) ed erano presenti nella mitologia, nella medicina e persino nell’origine di parole che usiamo ancora oggi di Sarah Romero Cosa mangiavano a colazione i romani? Il loro ientaculum, il primo pasto della giornata, era leggero e pratico, ma c’era un ingrediente che compariva continuamente e che godeva di un enorme prestigio. Non è altro che il fico. Accanto a questo frutto si consumavano pane o focacce, formaggio, olive, datteri, pere e acqua o vino annacquato. Ma, senza dubbio, i fichi occupano un posto di rilievo, sia per la loro disponibilità sia per la loro densità energetica. E non è una coincidenza. Il fico era una vera star del mondo mediterraneo molto prima di Roma. Diverse tradizioni storiche lo considerano uno dei primi alberi da frutto coltivati dall’umanità, con un’antichità che risale a millenni. Nel Levante e nel Mediterraneo orientale fu simbolo di abbondanza, fertilità e prosperità. Più tardi, i greci lo apprezzarono enormemente, e i romani ereditarono quell’entusiasmo e lo portarono a un livello superiore. In effetti, a Roma il fico non era solo un alimento: faceva parte dell’identità culturale della città. Non a caso, il fico era legato al mito fondativo di Romolo e Remo. Vicino a un fico selvatico, il Ficus Ruminalis, si sarebbe arenata la cesta dei famosi gemelli prima di essere allattati dalla lupa. Non si parla dunque di un frutto secondario, ma di una pianta collegata all’immaginario stesso della nascita di Roma. La sua presenza a tavola era altrettanto importante. I fichi potevano essere consumati freschi in estate e all’inizio dell’autunno, ma anche secchi durante il resto dell’anno, il che li rendeva un’ottima riserva alimentare. Erano dolci, facili da trasportare e molto energetici. Per questo si integrarono nella vita quotidiana di contadini, viaggiatori, schiavi e soldati, poiché il loro valore nutrizionale li rendeva particolarmente utili nelle campagne militari. Colazione con i fichi A colazione, questo frutto si adattava perfettamente. L’ientaculum non era di solito un pasto lungo o sofisticato. Era un’interruzione del digiuno notturno: qualcosa di rapido prima di andare al foro, al lavoro o a scuola. In questo contesto, una manciata di fichi con pane e formaggio offriva proprio ciò che serviva: zuccheri naturali, sazietà e praticità di consumo, dato che potevano essere mangiati comodamente anche per strada. Ma il prestigio del fico andava oltre la sua utilità. Nell’antichità gli si attribuivano proprietà salutari e persino medicinali. Nella tradizione greco-romana e successivamente nella medicina araba medievale, i fichi compaiono associati alla digestione, all’energia e ad alcuni usi terapeutici. Lo stesso mondo romano li utilizzava anche nella cucina più elaborata, non solo nelle colazioni più umili. Lo storico Plinio menziona diverse varietà, lo scrittore Apicio raccoglie usi gastronomici raffinati e alcune ricette antiche li combinavano con miele, formaggio o persino salse salate.Leggi ancheLa dieta nella Preistoria europea era più varia di quanto si credesse Il fico fu così importante nella cultura romana che finì persino per influenzare il linguaggio. Una delle prelibatezze più famose della cucina antica era l’iecur ficatum, il fegato di animale ingrassato con fichi. Con il tempo, il termine ficatum finì per sostituire il vecchio vocabolo latino iecur e diede origine a parole romanze legate al fegato, come l’italiano “fegato”. Un frutto con molta risonanza Inoltre, i romani non erano soli in questa fascinazione. Altre culture mediterranee e orientali condivisero la stessa devozione per il fico. In Egitto simboleggiava la vittoria sulla morte; nella tradizione biblica compare fin dai primi capitoli della Genesi; nel buddismo, l’illuminazione di Buddha è legata a un fico. Tutto ciò contribuì a trasformarlo in un frutto carico di significati spirituali. Nell’antica Roma, quindi, fare colazione con i fichi non era solo una questione di gusto. Era partecipare a una tradizione millenaria; era consumare un alimento economico (ma anche pregiato, a seconda del contesto). Sebbene lo mangiasse l’imperatore Augusto, lo consumavano anche i poveri. Veniva servito con formaggio, con miele, secco, fresco o trasformato in pasta. E forse per questo il fico è sopravvissuto nei secoli come emblema del Mediterraneo: perché in quella piccola “bomba” di zuccheri naturali, semi e profumo si concentrava qualcosa di più della semplice nutrizione. Si concentrava un modo di intendere la vita di oltre duemila anni fa. Cara Amica/o spero ti siano di grande aiuto le nostre informazioni.Come tutte le Associazioni senza scopo di lucro abbiamo bisogno di aiuto per continuare sempre di più nella nostra opera di informazione indipendente e corretta. Per questo ti chiediamo un contributo economico per sostenerci.Puoi farlo tramite la nostra Carta n. 5375 4537 2282 2886 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGOppure con Bonifico BancarioIban IT05I0863112400000001046770 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGCausale: Donazione pro Ulivita.
Vergine ed Extra differenze

Olio extravergine di oliva contro olio vergine di oliva: qual è la differenza? Quando si confrontano l’olio extravergine di oliva e l’olio vergine di oliva, le principali differenze riguardano gli standard di qualità, il sapore e i livelli di acidità libera. Entrambi sono oli d’oliva naturali prodotti senza sostanze chimiche o calore, ma l’olio extravergine di oliva soddisfa requisiti più rigorosi. Come viene classificato l’olio d’oliva Gli oli d’oliva vengono classificati secondo gli standard stabiliti dal Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), un’organizzazione riconosciuta dalle Nazioni Unite che da oltre 50 anni rappresenta l’autorità mondiale in materia di qualità dell’olio d’oliva. Secondo questi standard, sia l’olio extra vergine d’oliva che l’olio vergine d’oliva devono essere: Una volta estratto, l’olio viene classificato in base all’acidità e alla qualità sensoriale. Cos’è l’olio extravergine d’oliva? L’olio extra vergine di oliva è la qualità di olio d’oliva più elevata. Per essere definito extra vergine, l’olio deve: L’olio extravergine di oliva è apprezzato per la sua freschezza, il suo sapore e la sua versatilità, che lo rendono adatto per rifinire i piatti, preparare condimenti per insalate e per la cucina di tutti i giorni. Cos’è l’olio Vergine di oliva? L’olio Vergine di oliva viene estratto meccanicamente e non raffinato, ma ciò consente la presenza di lievi difetti organolettici. L’olio extravergine di oliva deve: Pur essendo comunque un olio d’oliva naturale, l’olio d’oliva vergine non soddisfa i più severi requisiti di qualità necessari per la classificazione come extra vergine. Olio extravergine di oliva vs olio vergine di oliva: differenze principali Caratteristica Olio extra vergine di oliva Olio Vergine di oliva Metodo di estrazione Solo meccanico Solo meccanico Difetti sensoriali Vietato Difetti minori ammessi Acidità libera ≤ 0,8% 0,8%–2,0% Grado di qualità Più alto Meno che extra vergine Disponibilità al dettaglio (USA) Ampiamente venduto Venduto raramente Antiossidanti e polifenoli: cosa sapere Sia l’olio extravergine di oliva che quello vergine contengono naturalmente antiossidanti e polifenoli, composti associati ai benefici per la salute derivanti dall’olio d’oliva. Tuttavia, i livelli di polifenoli variano indipendentemente dal grado: Fattori come la varietà di olive, il momento della raccolta, la freschezza e l’intensità del sapore influenzano il contenuto di polifenoli. Di conseguenza, la distinzione tra olio extravergine di oliva e olio vergine di oliva è spesso sconosciuta ai consumatori, sebbene entrambi siano definiti da standard internazionali. Cara Amica/o spero ti siano di grande aiuto le nostre informazioni.Come tutte le Associazioni senza scopo di lucro abbiamo bisogno di aiuto per continuare sempre di più nella nostra opera di informazione indipendente e corretta. Per questo ti chiediamo un contributo economico per sostenerci.Puoi farlo tramite la nostra Carta n. 5375 4537 2282 2886 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGOppure con Bonifico BancarioIban IT05I0863112400000001046770 – Banca 360 Credito Cooperativo FVG
Accademia Olearia di Alghero

l’eccellenza dell’olio sardo che porta il nome della Sardegna/Alghero nel mondo ALGHERO – Tradizione, innovazione e legame con il territorio. Sono questi gli elementi che hanno permesso ad Accademia Olearia di affermarsi come una delle realtà più rappresentative dell’olivicoltura sarda. L’azienda, con sede ad Alghero, è oggi riconosciuta a livello nazionale e internazionale per la qualità dei suoi oli extravergine d’oliva, espressione autentica del paesaggio e della cultura agricola della Sardegna. Le radici dell’impresa affondano nella storia della famiglia Fois, impegnata nella coltivazione dell’olivo fin dalla fine dell’Ottocento. Generazione dopo generazione, il patrimonio agricolo è stato valorizzato attraverso una gestione attenta degli oliveti e un costante investimento nelle tecnologie di produzione, senza mai perdere il rapporto con le tradizioni locali. L’azienda gestisce migliaia di piante distribuite nelle campagne dell’agro algherese, un territorio particolarmente vocato all’olivicoltura grazie al clima mite, alla vicinanza del mare e alla presenza di varietà autoctone di grande pregio. Tra queste spicca la Bosana, cultivar simbolo della Sardegna, dalla quale si ottengono oli caratterizzati da intensi profumi vegetali e da un equilibrato gusto fruttato. Negli ultimi anni Accademia Olearia ha collezionato numerosi riconoscimenti nei principali concorsi internazionali dedicati all’olio extravergine d’oliva, contribuendo a rafforzare l’immagine della Sardegna come terra di eccellenze agroalimentari. Premi che testimoniano non solo la qualità del prodotto finale, ma anche l’impegno dell’azienda verso la sostenibilità ambientale e la valorizzazione delle produzioni locali. Accanto all’attività produttiva, la società ha sviluppato iniziative di oleoturismo e percorsi di degustazione che consentono ai visitatori di conoscere da vicino il mondo dell’olio, dalla raccolta delle olive alla lavorazione in frantoio. Un’esperienza che unisce cultura, enogastronomia e promozione del territorio, attirando ogni anno numerosi turisti italiani e stranieri. In un mercato sempre più competitivo, Accademia Olearia rappresenta un esempio di come l’agricoltura possa coniugare identità territoriale e apertura ai mercati globali. Un modello imprenditoriale che continua a portare il nome di Alghero oltre i confini dell’isola, facendo dell’olio extravergine sardo un ambasciatore di qualità nel mondo.
Dalla parte dei consumatori

Siamo al 19° anno di attività continuativa. Ulivita è un centro di conoscenza, valorizzazione e promozione internazionale dedicato all’universo dell’Ulivo e dell’olio da olive.Un patrimonio millenario, simbolo di salute, benessere e sostenibilità, che unisce cultura, tradizione e innovazione. Conoscenza e autenticità Da oltre 18 anni Ulivita promuove la cultura dell’Ulivo attraverso informazione scientifica, formazione e divulgazione.Il nostro obiettivo è diffondere informazioni vere, verificate e aggiornate, per aiutare i consumatori a scegliere consapevolmente i migliori prodotti dell’Ulivo per la salute e il benessere quotidiano. Eccellenze e fiducia nel Marketplace Ulivita Ogni proposta presente nel nostro Marketplace dell’Ulivo è il risultato di ricerca, selezione e test diretti da parte dei nostri esperti.Offriamo solo prodotti e servizi di alta qualità, legati all’olio, alle foglie e ai derivati dell’Ulivo, scelti con trasparenza, passione e responsabilità. Innovazione e sviluppo sostenibile Ulivita è anche un punto di riferimento per chi desidera investire nel settore olivicolo.Collaboriamo con produttori, artigiani e imprenditori italiani e internazionali per creare progetti sostenibili, capaci di valorizzare le risorse naturali e generare nuove opportunità economiche. Il nostro impegno per il futuro Nel nostro secondo decennio di azione per il clima, continuiamo a promuovere un modello di crescita rispettoso della natura e delle persone.Crediamo che l’Ulivo sia più di una pianta: è un ponte tra salute, ambiente e cultura mediterranea.
Non buttare l’olio d’oliva del tonno

Perché non devi buttare l’olio di oliva (se sono altri oli buttali) del tonno in scatola: è ricco di DHA e vitamina DHai l’abitudine di buttare via l’olio della scatoletta di tonno nel lavello della cucina? Forse non sai che proprio quest’olio è ricco di DHA e vitamina D, essendo stato a contatto con il tonno. Ecco quindi qualche indicazione per farne un buon utilizzo, in un’ottica sicuramente più green. Se anche tu fai parte di quelle persone che una volta aperta una scatoletta di tonno, buttano via il contenuto di olio nel lavello della cucina, forse devi cambiare abitudine. A cura diKevin Ben Alì Zinati Un gruppo di ricercatori italiani infatti ha effettuati una serie di studi e analisi grazie alle quali ha scoperto che l’olio di oliva presente nella tradizionale scatoletta che trovi sugli scaffali dei supermercati ha un ottimo profilo nutrizionale, contiene molte vitamine e altre sostanze salutari e per questo non andrebbe buttato. L’olio di oliva del tonno in scatola non va buttato: lo studioI ricercatori della Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari (Ssica) di Parma per conto di Ancit (Associazione Nazionale Conservieri Ittici e delle Tonnare) hanno condotto uno studio che ha esaminato l’olio d’oliva contenuto nelle tradizionali scatole di tonno da 80grammi, valutandone più marche. Per un’analisi più approfondita, le scatolette di tonno sono state conservate a tre diverse temperature (rispettivamente di 4°C, 20°C e 37°C) in modo da poter studiare eventuali trasformazioni nell’arco di 13 mesi; in questo periodo sono stati fatti diversi test per valutarne ossidazione e profilo acido dei grassi, oltre che analisi sensoriali e organolettiche per valutarne colore, sapore e aroma. Lo studio ha portato a queste conclusioni: dal punto di vista organolettico e nutrizionale l’olio di oliva non si è alterato. Non solo. Rimanendo a contatto con il tonno, il liquido esaminato conteneva anche DHA (un acido grasso polinsaturo della serie Omega-3, quindi sano) e vitamina D, due sostanze molto salutari, che tuttavia in natura non sono presenti nell’olio d’oliva. La sigla DHA è un acronimo che indica l’acido docosaesaenoico, vale a dire un acido grasso polinsaturo della famiglia degli omega 3. Questo acido grasso essenziale è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema nervoso ed è in grado di promuovere la funzione cognitiva e oculare e, più in generale, lo sviluppo dei neuroni; per questo motivo, il DHA è fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso del feto e in gravidanza ne viene indicata un’assunzione di almeno 100-200 mg in più al giorno. La vitamina D è una vitamina liposolubile, viene pertanto accumulata nel fegato e non è dunque necessario assumerla con regolarità, attraverso l’alimentazione, dal momento che il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo utilizzo diventa necessario. Questa vitamina è utile per diverse funzioni dell’organismo, in particolare perché regola l’assorbimento del calcio e del fosforo durante la formazione delle ossa e dei denti, per poi avere una funzione conservativa una volta che lo scheletro è perfettamente formato. Perché non devi buttare l’olio del tonno nel lavandinoUn’altra delle abitudini che dovrai eliminare, se ce l’hai, è quella di aprire la scatoletta di tonno e rovesciare l’olio nel lavandino. Non solo perché, come ti ho appena spiegato, il suo contenuto è un alimento prezioso ma anche perché rischieresti di creare un piccolo-grande danno ambientale. Come tutti gli altri oli, anche quello utilizzato per la conservazione del tonno nelle scatolette andrebbe smaltito nei centri di raccolta perché, un volta gettato nel lavandino, rischia di creare intasamenti a livello delle tubature, con la conseguente fuoriuscita di sostanze di scarto tra cui, appunto, l’olio stesso. Danni di questo genere potrebbe anche provocare l’insorgenza di cattivi odori, ristagni di liquidi e frammenti di cibo come gravi corrosioni e quindi altri problemi di tipo ambientale. Come riutilizzare l’olio del tonno in scatolaSei ancora dell’idea di buttare nel lavello della cucina l’olio delle scatolette di tonno? Bene, se hai cambiato idea, devi anche sapere come poterlo utilizzare e in cucina non mancano gli spunti. Oltre che a usarlo per condire una bruschetta con tonno, caprino e acciughe, puoi marinarci i gamberi da consumare a crudo con limone e prezzemolo, o ancora usarlo per condire una focaccia con patate e rosmarino fatta in casa. Cara Amica/o spero ti siano di grande aiuto le nostre informazioni.Come tutte le Associazioni senza scopo di lucro abbiamo bisogno di aiuto per continuare sempre di più nella nostra opera di informazione indipendente e corretta. Per questo ti chiediamo un contributo economico per sostenerci.Puoi farlo tramite la nostra Carta n. 5375 4537 2282 2886 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGOppure con Bonifico BancarioIban IT05I0863112400000001046770 – Banca 360 Credito Cooperativo FVGCausale: Donazione pro Ulivita.