il frutto che non poteva mancare nella colazione dell’antica Roma
Dolci, energetici e ricchi di simbolismo, i fichi accompagnavano l’ientaculum romano (la loro colazione) ed erano presenti nella mitologia, nella medicina e persino nell’origine di parole che usiamo ancora oggi
di Sarah Romero

Cosa mangiavano a colazione i romani? Il loro ientaculum, il primo pasto della giornata, era leggero e pratico, ma c’era un ingrediente che compariva continuamente e che godeva di un enorme prestigio. Non è altro che il fico. Accanto a questo frutto si consumavano pane o focacce, formaggio, olive, datteri, pere e acqua o vino annacquato. Ma, senza dubbio, i fichi occupano un posto di rilievo, sia per la loro disponibilità sia per la loro densità energetica.
E non è una coincidenza. Il fico era una vera star del mondo mediterraneo molto prima di Roma. Diverse tradizioni storiche lo considerano uno dei primi alberi da frutto coltivati dall’umanità, con un’antichità che risale a millenni. Nel Levante e nel Mediterraneo orientale fu simbolo di abbondanza, fertilità e prosperità. Più tardi, i greci lo apprezzarono enormemente, e i romani ereditarono quell’entusiasmo e lo portarono a un livello superiore.
In effetti, a Roma il fico non era solo un alimento: faceva parte dell’identità culturale della città. Non a caso, il fico era legato al mito fondativo di Romolo e Remo. Vicino a un fico selvatico, il Ficus Ruminalis, si sarebbe arenata la cesta dei famosi gemelli prima di essere allattati dalla lupa. Non si parla dunque di un frutto secondario, ma di una pianta collegata all’immaginario stesso della nascita di Roma.
La sua presenza a tavola era altrettanto importante. I fichi potevano essere consumati freschi in estate e all’inizio dell’autunno, ma anche secchi durante il resto dell’anno, il che li rendeva un’ottima riserva alimentare. Erano dolci, facili da trasportare e molto energetici. Per questo si integrarono nella vita quotidiana di contadini, viaggiatori, schiavi e soldati, poiché il loro valore nutrizionale li rendeva particolarmente utili nelle campagne militari.
Colazione con i fichi
A colazione, questo frutto si adattava perfettamente. L’ientaculum non era di solito un pasto lungo o sofisticato. Era un’interruzione del digiuno notturno: qualcosa di rapido prima di andare al foro, al lavoro o a scuola. In questo contesto, una manciata di fichi con pane e formaggio offriva proprio ciò che serviva: zuccheri naturali, sazietà e praticità di consumo, dato che potevano essere mangiati comodamente anche per strada.

Ma il prestigio del fico andava oltre la sua utilità. Nell’antichità gli si attribuivano proprietà salutari e persino medicinali. Nella tradizione greco-romana e successivamente nella medicina araba medievale, i fichi compaiono associati alla digestione, all’energia e ad alcuni usi terapeutici. Lo stesso mondo romano li utilizzava anche nella cucina più elaborata, non solo nelle colazioni più umili. Lo storico Plinio menziona diverse varietà, lo scrittore Apicio raccoglie usi gastronomici raffinati e alcune ricette antiche li combinavano con miele, formaggio o persino salse salate.Leggi ancheLa dieta nella Preistoria europea era più varia di quanto si credesse
Il fico fu così importante nella cultura romana che finì persino per influenzare il linguaggio. Una delle prelibatezze più famose della cucina antica era l’iecur ficatum, il fegato di animale ingrassato con fichi. Con il tempo, il termine ficatum finì per sostituire il vecchio vocabolo latino iecur e diede origine a parole romanze legate al fegato, come l’italiano “fegato”.
Un frutto con molta risonanza
Inoltre, i romani non erano soli in questa fascinazione. Altre culture mediterranee e orientali condivisero la stessa devozione per il fico. In Egitto simboleggiava la vittoria sulla morte; nella tradizione biblica compare fin dai primi capitoli della Genesi; nel buddismo, l’illuminazione di Buddha è legata a un fico. Tutto ciò contribuì a trasformarlo in un frutto carico di significati spirituali.
Nell’antica Roma, quindi, fare colazione con i fichi non era solo una questione di gusto. Era partecipare a una tradizione millenaria; era consumare un alimento economico (ma anche pregiato, a seconda del contesto). Sebbene lo mangiasse l’imperatore Augusto, lo consumavano anche i poveri. Veniva servito con formaggio, con miele, secco, fresco o trasformato in pasta. E forse per questo il fico è sopravvissuto nei secoli come emblema del Mediterraneo: perché in quella piccola “bomba” di zuccheri naturali, semi e profumo si concentrava qualcosa di più della semplice nutrizione. Si concentrava un modo di intendere la vita di oltre duemila anni fa.


Cara Amica/o spero ti siano di grande aiuto le nostre informazioni.
Come tutte le Associazioni senza scopo di lucro abbiamo bisogno di aiuto per continuare sempre di più nella nostra opera di informazione indipendente e corretta. Per questo ti chiediamo un contributo economico per sostenerci.
Puoi farlo tramite la nostra Carta n. 5375 4537 2282 2886 – Banca 360 Credito Cooperativo FVG
Oppure con Bonifico Bancario
Iban IT05I0863112400000001046770 – Banca 360 Credito Cooperativo FVG
Causale: Donazione pro Ulivita.