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Dall’intestino al cuore e al cervello, tutti benefici secondo la scienza

di Daniela Cursi Masella

Le olive contengono acidi grassi monoinsaturi, in particolare l’acido oleico, che è stato associato a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari. Uno studio condotto dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health e pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology suggerisce che il consumo regolare di questi grassi può contribuire a ridurre l’infiammazione, abbassare la pressione sanguigna e migliorare i livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”).

Le olive aiutano a combattere lo stress ossidativo, rallentando l’invecchiamento cellulare e proteggendo le cellule dai danni causati dai radicali liberi. Merito di composti come polifenoli, tocoferoli (una forma di vitamina E) e flavonoidi che, secondo uno studio dell’Università degli Studi di Milano, pubblicato su Nutrients, hanno un’elevata proprietà antiossidante.

I polifenoli presenti nelle olive, come l’idrossitirosolo, sembrano avere effetti neuroprotettivi. Studi condotti dall’Università di Firenze e pubblicati sull’International Journal of Molecular Sciences suggeriscono che questi composti possano ridurre il rischio di declino cognitivo e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, grazie alle loro proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.

Le olive fermentate hanno effetti prebiotici. A dirlo, alcuni studi dell’Università degli Studi di Padova. I ricercatori italiani hanno identificato nei polifenoli, di cui sono ricche, una valida fonte di probiotici: in pratica favoriscono la crescita di batteri buoni nell’intestino, contribuendo ad una migliore digestione e al rafforzamento del sistema immunitario.

L’oleocantale, un composto presente nelle olive e nell’olio extravergine di oliva, ha dimostrato effetti antinfiammatori simili a quelli dell’ibuprofene. Questo risultato è emerso sotto il microscopio dell’Università di Atene. Lo studio, pubblicato su Nature, precisa che l’oleocantale può contribuire a ridurre il rischio di malattie infiammatorie croniche come artrite, diabete di tipo 2 e alcune patologie cardiovascolari.

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